Weekend: Una istantanea dal faro di Ponta Zavora

Approximate reading time: 6 minutes

Il nostro viaggio parte da Maputo, la capitale, situata all’estremo sud del Mozambico, a soli 80 km dal confine con il Sud Africa.

Passeggiamo per il centro cittadino respirando l’aria esotica che la città conserva; le antiche dimore coloniali di eredità portoghese si alternano agli edifici commerciali e agli hotel di recente costruzione, le maestose piazze, i palazzi e le chiese imponenti evocano l’antico splendore.

Ci mescoliamo tra la folla del vivace Mercado Municipal con le sue lunghe file di bancarelle cariche di frutta e verdura ordinate in piccoli mucchietti colorati, pesce fresco, sacchi stracolmi di farine e riso, spezie di ogni tipo e colore i cui profumi intensi di spargono ovunque, capulanas colorate e mercanzie di ogni tipo. 

Ci concediamo una piacevole sosta in uno dei numerosi caffè storici per un cafè espresso o un chà (tè) gustato in un’atmosfera d’altri tempi e accompagnato da un gustoso bolos (dolce). La cultura del caffè è una delle cose più amabili che Maputo ha ereditato dai portoghesi oltre a quella del pane (pao) che si trova in ogni parte del Mozambico. Percorrendo l’Avenida Marginal, la strada che costeggia il mare, scegliamo uno dei caratteristici ristoranti dove gustare ottimi piatti di pesce, crostacei e molluschi della miglior cucina tradizionale mozambicana.

il Dugongo (photo by: Christian Schlamann)

Il viaggio prosegue verso nord, destinazione Vilankulo, porta di accesso all’Arcipelago di Bazaruto, 700 km da Maputo. L’arcipelago di Bazaruto è formato da cinque isole principali: Bazaruto, Benguerra, Magaruque, Banguè e Santa Carolina. L’intero arcipelago è stato dichiarato Parco Nazionale nel 1971 dall’amministrazione portoghese, allo scopo di proteggere e favorire la sopravvivenza del suo delicato ecosistema preservando la bellezza della natura che qui prorompe in tutta la sua forza. Spiagge bianchissime a perdita d’occhio punteggiate di palme, lambite da acque turchesi e cristalline, barriere coralline tutte da scoprire ricche di pesci tropicali, tartarughe e specie rare come il dugongo, un mammifero marino in via di estinzione.

Il tratto di costa che da Maputo sale fino a Vilankulo regala al viaggiatore uno scorcio africano ancora selvaggio e inesplorato in una cornice naturale di estrema bellezza. I colori sono così intensi da togliere il fiato: l’azzurro del cielo che si fonde con l’oceano, il verde della vegetazione rigogliosa e delle palme, la terra rossa che si alterna alle dune di sabbia.

Abbandonata Maputo, non appena ci si allontana dalla sua caotica periferia, il paesaggio diventa calmo e tranquillo, i villaggi che attraversiamo sfilano lenti e sonnolenti attraverso i finestrini dell’auto. Ai lati della strada le file dei sacchetti bianchi che sventolano agitati dal vento annunciano i giovani venditori di castanitas (anacardi) che invitano il viaggiatore ad una sosta ristoratrice.

Arriviamo a Xai Xai, capoluogo della provincia di Gaza, meta prediletta dai mozambicani per trascorrere il fine settimana. Accarezzata dalla brezza marina e attraversata a sud dal grande fiume Limpopo, ci appare subito eccitata e affaccendata.

Il viaggio prosegue verso Inhambane, la EN1 corre in mezzo ad ampie distese di alberi di anacardi, manghi e papaye, interrotte da minuscoli villaggi costituiti da piccole casupole col tetto di paglia o di lamiera e da machambas, piccoli appezzamenti di terra coltivati a manioca o granoturco. Osservando il sorriso cordiale della gente che all’ombra della chioma del grande mango sulla strada si volta a salutare il passaggio della nostra auto, o i bambini che ci seguono correndo mentre urlano eccitatati, ci si accorge che la grande ricchezza del Mozambico risiede proprio nel suo popolo. Ogni sosta lungo la strada, una fermata per scattare una fotografia o per fare pipì, diventa un’occasione, un’avventura, un ricordo indimenticabile.

Attraversiamo città dai nomi curiosi: Chidenguele, Quissico, Chissibuca, i vivaci mercati ci danno il benvenuto sempre, l’odore del cibo cucinato per strada mescolato all’aroma delle spezie inebria i nostri sensi. Entriamo nella provincia di Inhambane, allineati lungo la strada secchi straripanti di succosi tangerinas (mandarini) ci avvolgono con il loro profumo, mentre la città di Inhambane ci regala un meraviglioso tramonto sulla baia. E’ uno degli insediamenti più antichi della costa, fiorente porto di scalo per i commercianti arabi e indiani che navigavano lungo la costa dell’Africa orientale. Grazie alla sua storia e alla sua architettura coloniale è considerata una delle città più affascinanti del Mozambico in cui gli elementi africani si fondono alla cultura del passato araba, indiana e portoghese. Si deve a Vasco De Gama, l’esploratore portoghese, la definizione “terra da boa gente” quando nel XV secolo sbarcando a Inhambane rimase colpito della bontà della sua gente. Inhambane è anche la via di accesso alle splendide spiagge di Tofo e Barra dove le acque della baia incontrano quelle dell’Oceano Indiano.

Lungo la baia le mangrovie sono l’ambiente ideale per il birdwatching, mentre le spiagge infinite offrono possibilità di praticare surf o di vivere l’esperienza unica ed indimenticabile di nuotare con lo squalo Balena, il più grande mammifero vivente, inoffensivo per l’uomo.

Il nostro viaggio ci concede a questo punto un pausa di assoluto relax e dolce far niente al Lagoa Poelela Resort lontano dal turismo e dai circuiti più battuti. Una pista sabbiosa si inoltra tra le foreste di banani e palme da cocco, scivolando tra dune e piccoli rio verso l’Oceano Indiano e Ponta da Zavora. 

A metà del percorso, sul ciglio destro della strada, appena superata l’ennesima altissima duna di sabbia, un piccolo cartello seminascosto dalla vegetazione segnala una pista quasi invisibile che scende verso sud. E’ stretta, la sabbia è profonda tanto da consentire il transito soltanto ad un veicolo fuoristrada e la vegetazione talvolta si abbassa così tanto da sfiorare il tetto dell’automezzo. E’ una pista per molti, ma non per tutti, come il luogo a cui conduce. Discreta, quasi scontrosa, sembra invitare soltanto i viaggiatori abbastanza curiosi da non curarsi del disagio o coloro che sanno esattamente dove porta quella strada. 

Sul cartello c’è scritto “Lagoa Poelela”. Una spiaggia candida accarezzata dall’acqua salata e dalla vegetazione rigogliosa, tra la quale uccelli d’ogni specie compongono armoniose melodie e un orizzonte sul quale il sole si adagia in tramonti infuocati (cosa piuttosto insolita in Mozambico, perché l’intera costa volge a levante). 

A ridosso della spiaggia una serie di casitas, ampie e finemente arredate, affacciate direttamente sulla laguna ospitano i viaggiatori che hanno preferito l’intimità della natura alla mondanità delle più rinomate località balneari sulla costa. 

Ci immergiamo nella quiete della laguna per goderci i ritmi lenti ed assonnati scanditi dal sole africano. La spiaggia finissima, le acque turchesi del lago, le immense piantagioni di palme da cocco in cui trovano rifugio centinaia di uccelli, i tuffi del Martin Pescatore che cattura la sua preda, conducono lontano dalla frenesia dei ritmi occidentali. Il sole che al tramonto si getta nel lago lascia il posto alle notti africane illuminate da milioni di stelle e da una luna scintillante. 

Un paio di chilometri separano il lago Poelela dell’Oceano; la spiaggia più vicina è quella di Zavora che vanta un tratto di barriera corallina dove è possibile praticare lo snorkelling. È inoltre un importante sito per la pesca d’altura e per le immersioni, oltre a tartarughe e molte specie di pesci, ci sono numerose “stazioni di pulizia” della Manta Rey.

Durante la stagione della migrazione, tra fine aprile e metà novembre, le megattere popolano questo tratto di mare, i loro sbuffi e le evoluzioni sono ben visibili perfino dalla spiaggia.

Una passeggiata al faro ci regala l’istantanea più bella del viaggio, il panorama mozzafiato che si gode dalla lanterna. La potenza dell’oceano lambisce instancabile spiagge belle e selvagge mentre il vento scolpisce e rimodella le alte dune.

by Nunzio DeNigris


Nunzio De Nigris, torinese, si è innamorato dell’Africa all’inizio degli anni ’90 quando viaggiò per la regione in spedizioni fotografiche. Nel 2009, ha visitato per la prima volta la laguna “Poelela” a Inharrime, nel sud del Mozambico, sulle rive dei laghi costieri del paese. Il Lagoa Poelela Resort, un hotel boutique per viaggiatori esigenti che desiderano esplorare la bellezza e la natura selvaggia del Mozambico. Nunzio spesso progetta viaggi su misura secondo le esigenze dei suoi ospiti.
Advertisements